Meraviglie dell’ethernet
Niente, mi piaceva scrivere un post seduto alla mia scrivania.
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Non è che la blogosfera non abbia niente di interessante da dire, non fraintendetemi, è solo che le persone non hanno niente da dire, quando parlano. Perché altrimenti non parlerebbero ma starebbero già a pensare su come scriverlo e non su come dirlo.
Con questa frase, inizio il mio nuovo ciclo di post su questo sfigato pezzo di carta. Oops, volevo dire pezzo di internet. Ho deciso che non rincorro più classifiche, non scrivo più per nessuno eccetto che me, lui e l’altro. Sono abbastanza sicuro che chi intendo per “lui” capisca che parlo proprio di lui, mentre ancora devo capire chi è l’altro. Ce l’ho messo non perché ho la speranza che ci sia qualcun’altro di intelligente, ma ho la speranza che il mondo non ruoti solo attorno a lui. Altrimenti il mondo è lui.
Scriverò saltuarialmente, il meno possibile, sperando che ciò che sviscererò passi inosservato per la quasi totalità dei miei lettori. Così li perderò tutti, finalmente, tranne due di loro. Ma questa è una storia di cui ho già parlato, mi pare.
Il mio scrivere sarà un non-scrivere. Ciò significa che, quando inevitabilmente le mie mani vorranno battere sulla tastiera, dovrete considerarlo come un mio errore. Spero di riuscire a scrivere il meno possibile, vorrà dire che quando scriverò avrò realmente qualcosa da dire. Tranne che le volte in cui scriverò.
E se non avete capito un cazzo di quello che ho detto, leggete il prossimo post nell’aggregatore e passate oltre, ricordandovi di togliere il mio blog dalla lista delle letture abituali. Grazie.
Nota sul titolo: ce l’ho fatta, ce l’ho fatta a capire veramente cosa conta per me.
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Ho sottoscritto il tuo feed, in ogni post me lo ripetevi tramite un piccolo codice php che ha sempre funzionato. Quindi, ogni santo giorno, c’era un piccolo bot che mi domandava di iscrivermi, ma io negavo, quasi come fan le donne. Me la tiravo.
Ti ho spostato dalla cartella “nuovi”, non è che te mi sia parso un così grande scrittore, ma è stato un immenso atto di generosità il mio, madre teresa mi fa un baffo. Oh mio dio non fatemi immaginare madre teresa che mi fa i baffi che mi viene da rabbrividire, povera.
Sei entrato nella cartella “daily”, il mio gesto di generosità si è trasformato in pura ammirazione, pendo dalle tue labbra. Meglio, pendo da quello scarabocchio di post che ogni santo giorno mi propini facendo pure il ganzo cogli amici perché ti linkano.
Hai messo la pubblicità nei feed, okay. Vaffanculo*, io non ti leggo più.
°°°
* questa non è pubblicità subliminale a beppe grillo.
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In questa crisi mistica che sto passando, più comunemente chiamata adolescenza, mi ritrovo a dover fare troppe cose. Troppe cose, la maggior parte delle quali inutili (qualcuno ha detto scuola? tranne matematica, storia, filosofia e un po’ fisica sarebbe da buttare) e che mi portano via del tempo che, neanche a dirlo, sarebbe speso più proficuamente solo stando sopra il cesso a meditare della fame del mondo. Perché la fame del mondo, o si stravolge completamente il nostro sistema economico, o non scomparirà mai. Quindi è futile pensare a dei rimedi.
Dandoci a bestia di serendipity (si scrive così?), ha fatto capolino questo post, che mi ha -per un breve attimo- provocato quella strana sensazione che ti porta inevitabilmente ad aprire gli occhi in maniera del tutto innaturale. Dice che gli stanno sul cazzo i blogger che scrivon sul loro spazio come se dovessero inventarsi un nuovo vangelo. Son d’accordo.
Io scrivo così, io sto scrivendo un vangelo in queste pagine. Ci mancherebbe, se così non fosse probabilmente non aprirei nemmeno l’editor per spiccicare qualche riga.
Io mi sto sul cazzo.
L’unica cosa che non mi sta sul cazzo è Hurley, di me.
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Ci sarebbe una pratica da consigliare a tutti i blogger che non scrivono di news e cavolatine, ma che scrivono di cose che ti fan sentire un pochino diverso, intellettualmente parlando, da come eri prima di aprire il feedreader.
Ecco, quei blogger li, dovrebbero schedulare* -mica sempre, ogni tanto- i loro post, cosicché la gente che li legge, anche se magari son cinque soli, ma fa niente, se la sera, dopo mezzanotte, non sa che fare, e si mette a leggere, trova di che sfamare la sua fame da lettura.
Io parlo per me, eh, ma credo sia un sentimento condiviso, sennò mica mi ci mettevo a scriverlo qua sul blog.
*Ovvio che con schedulare intendo schedulare affinché la pubblicazione avvenga sul tardi, diciamo da mezzanotte in su.
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Ho bisogno di qualcuno sano di mente. Ho detto sano di mente, quindi se non hai avuto dubbi sulla tua sanità non continuare a leggere.
Ora dovrei aver scremato abbastanza i lettori, speriamo. Ecco, ho bisogno di un favore, c’è qualcuno che mi può spiegare cos’è questa cagata dell’help2.0? E perché tutti linkano un blog che mai avevo sentito nominare? E perché, soprattutto, lo linkano?
Cioè (bello iniziare una frase con cioè), qua o ho perso qualche puntata io o sono usciti tutti di senno.
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Vi ricordate di twitter-blog? È stata una bella idea, aprire un blog interamente dedicato a twitter. C’ho scritto sopra, “oh, visitatore, guarda che questo è nientemeno che il primo blog italiano su twitter”. Tempo tre giorni, ne ho scoperti altri due. Che recitavano la stessa frase, in home.
Ora, a me non è che piaccia granché lasciare a metà le cose, che poi lo faccia quotidianamente è un altro discorso, potremmo dire allora che il mio mondo ideale sarebbe senza cose lasciate a metà. Ci sono certe cose, però, avendo altre priorità, ti sfuggono. E se te le ricordi imbrogli te stesso fingendo di fartele sfuggire. Per me twitter-blog è stato così.
Ed eccoci arrivati a ciò che candidamente mi frulla per la testa, io al primo che mi promette di tenersene cura, di lavargli i denti e sculacciarlo un po’ (il necessario, eh) twitter-blog glielo regalo. Nome di dominio, hosting, tutto l’ambaradan di Wordpress, i post, i commenti, il posizionamento. Tutto, con l’unica causale del 5%. Il 5 per cento starebbe a significare che mi ritengo possessore del 5% di tutto. Voglio dire, se un giorno il database vi fa dannare, io sono pronto e vi dico il cinque per cento delle bestemmie necessarie a farlo ripartire. Oppure, se un giorno vi faranno causa, vi pago anche il 5 per cento dei debiti. Che poi dobbiate stare accorti quando rientrate a casa, beh, quello è un altro discorso.
C’è qualcuno che questo saldo lo accetta?
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Pur non essendo un grande scrittore avete visto che più o meno giornalmente riesco a trovare qualcosa da scrivere su questo benedetto blog. Non l’avessi mai fatto di aprirne uno, son più i problemi che ti da di quelli che ti risolve. Considerato poi che l’unico problema che risolve, non appieno tra l’altro, è quello dell’egocentrismo, beh, siamo alla frutta. Perché uno apre un blog per vedere quanto vale, di solito, come ho fatto io, ma ti accorgi che il blog come strumento di autovalutazione ha capacità pari di quelle di un Vespino nel deserto del Gobi. Senza benzina, eh, chiariamoci.
Tornando in tema, dicevo che il più delle volte, sfortunaccia vostra, riesco a trovare l’ispirazione, casualmente, così scrivo e vi allieto la giornata. Capita, però, che ci sono dei periodacci dove di scrivere proprio non riesci, o meglio, scrivere non sarebbe il problema, il nocciolo è capire cosa scrivere. Le alternative, in quei casi sono due: uno, ben conscio di perdere tutta quella poca reputazione che col sudore del lavoro ti eri costruito racconti della prima minchiata che vedi, due non scrivi. Solo che se non scrivi, dopo un certo lasso di tempo, la gente ti da per disperso. Sempre se hai la fortuna di avere qualcuno che se lo ricordi, di cercare te. La gente ti da per disperso, senti sempre più pressione e inevitabile sei costretto a ritornare sui tuoi passi e ricominciare dal punto uno.
Beh, io ho scelto un’altra strada: dico io, che questo blog non va in ferie, non perché vado chissà dove spaparanzato su un lettino con gentil donzelle che ruotano il ventre attorno a me attonito, ma, invece, perché non avrei il coraggio di proporvi le minchiate che in questo periodo mi vengono in mente.
A meno che non vi interessi sapere quanto ho bevuto ieri sera, eh. (poi mi son ricordato che sono sotto antibiotici da una settimana e per poco non collassavo…).
(ah, ho scordato, quando mi torna l’ispirazione revoco le ferie)
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Quando c’è qualcuno che ti segue, commenta quasi tutti i tuoi post e ad un certo punto in cui stai male ti scrive qualcosa di positivo, non è una sensazione bellissima?
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Il link è la moneta del web. Non è che sia proprio la stessa cosa, forse si potrebbe dire meglio che i link sono la figa del web. Si tira avanti con quelli.
Ora, disquisire sul significato di un link sarebbe patetico, giacché ci son già state fior di discussioni e comunque, come in tutte le cose, non esiste una sola ed eterna verità. Non si può mai categorizzare, si linka sia per ammirazione, sia per aiutare qualcuno, sia perché ci va di linkare o vogliamo, usando un’espressione piuttosto volgare, leccare il culo a qualcuno. Tutti linkano e ognuno ha i suoi motivi, buoni o giusti che siano.
Ho passato certi momenti della mia vita a cercare di capire perché alcune persone, il termine blogger calza troppo stretto per i miei gusti, sono più famose e vengono linkate spesso, fin troppo. Autorevoli si direbbe, blogstar altri le chiamerebbero. Persone famose, così ci capiamo al volo. Comunque, pur pensandoci e riflettendoci a lungo, non mi sono mai dato una spiegazione. Ci sono, sarebbe strano non lo fosse, certe persone che hanno capacità o intelletto fuori dal normale, ma altre proprio non si capisce quali doti esprimano per stare li in quel posto, per esser così famose.
Ho finito di dannarmi l’anima per questo, perché ho trovato un rimedio. Semplice e rapido. Ho guardato i link che ricevo e mi sono messo l’anima in pace. Perché anche io che mi vantavo senza colpe, alcune colpe le ho. Quindi prima di criticare contate fino a cento, e mentre lo fate guardate i link che ricevete, ma soprattutto quello che scrivete.
Comunque, comincio io a dirvi che link ricevo e perché, sperando che lo facciate pure voi. Se ne avete il coraggio.
Ultimi venti link:
iMod (x2), 4everyoung, dema, tempodaperdere, just a little bit of chaos, albey’s blog, blublog (x2), catepol2.0 (x2), vittorio pasteris, sbontolo, markingegno, il taccuino di eddypedro (x2), boliboop, questo non è un blog, kromeblog, mylife.
Ora, diamoli un senso: due di questi link praticamente me li son fatti dare io perché sono del Free Linkin Day; tre sono relativi a delle catene, cinque sono citazioni da tumblr il che significa che non tutto il post ma solo una frase ha colpito il lettore, uno è perché partecipo (senza aver ancora scritto un post, tra l’altro) all’iniziativa 2.0 per tutti, un altro mi è stato regalato perché la blogger era felice, tre sono perché ho partecipato al wavecamp, uno me lo son regalato io dal mio tumblr per migliorare il posizionamento di un post e infine solo quattro (più due che ho messo tra i tumblr) per i contenuti che ho “prodotto” su questo blog.
In pratica vengo linkato solo una volta su cinque per il contenuto, se vogliamo esser generosi (considerando i tumblr) meno della metà (9 link su 20) delle volte che mi linkano sono perché apprezzano il contenuto del blog.
Quindi, codesto rinomatissimo blog, nonostante ciò che pensassi è viziato da link “sporchi”. E il tuo? Hai le palle di essere trasparente verso il lettore e dire veramente come sono i link che ricevi e che ti tengono lassù in quella invidiatissima posizione di blogbabel?
Ah, attenti, che se nessuno dei big si offre, lo chiamo in causa io personalmente. Poi magari gli offro una birra, però intanto spero che un minimo di faccia ce la perda.
***
Ah, io un post così mica ce l’avrei la faccia di pubblicarlo. ![]()
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Trovo che la scelta del titolo di un post, tranne quelli tecnici, sia una di quelle cose più difficile che ci possano capitare. Perché te ti metti li, tranquillo a scrivere e ti lasci andare, puoi tirar giù due righe oppure venti, mille, non c’è nessuno che ti limita in questo. Sei fermato solo dalla tua stessa voglia, e checché se ne dica, quando uno si mette a scrivere seriamente e ha qualcosa da dire, di sensato, difficilmente si ferma o ha il mal dello scrittore. Può succedere che ti facciano male le dita per i troppi tasti digitati, ma mai il contrario, se mai esiste il contrario del mal delle dita.
Ad un certo punto, però, ti dici basta, ora mi rileggo per bene quel che ho scritto e poi lo pubblico. Così c’è chi velocemente da un’occhiata, chi si riguarda per bene ogni sillaba del suo scritto e chi, come me, questa fase la salta. Alla fine, però, tutti si ritrovano a compiere un’azione delicatissima, quasi come toglier il cuore ad una paziente, tutti si ritrovano a dover inventarsi un titolo per ciò che han sputato dalla tastiera. E son dolori. Perché ci puoi metter tutta la buona volontà di questo mondo, ma comunque a qualche lettore quel titolo non piacerà e salterà a piè pari il post, non sapendosi cosa si perde. Poi non è mica facile dare i titoli ai post, ché devi astrarti al punto da concentrare in una riga tutto un pensiero. E per sfortuna di tutti, o quasi tutti, questa è un’arte che riesce a pochi.
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Capita che non trovi nulla da scrivere per qualche giorno. Solo che ad un certo punto, la mattina del terzo giorno, mi pare, scatta un dannato rimorso che mi porta a scrivere di qualsiasi cazzata che mi capiti o che veda. Il cane spesso mi illumina e mi confida autentiche perle di saggezza, da far invidia ai maestri orientali.
Succede solo a me?
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Caldo. Un po’ di facce conosciute, un po’ di facce meno conosciute, tanti ignoti. I soliti, ignoti.
***
Questo è tutto il mio post. Ora, i ringraziamenti: Sid, che mi ha scarrozzato andata e ritorno, Kurai RedPill e Mescaline che ci hanno dato il benvenuto, ancora RedPill che mi ha presentato quel pazzo di Tao e Dema che mi ha fatto conoscere gli orrori della produzione delle Crocs. Poi ci sono certi di cui non conosco il nome, ma con cui ho avuto il piacere di parlare.
E soprattutto, ora posso maledire il mio dannato carattere. Si perché io sono uno molto, ma molto strambo. Fosse per me, non parlerei mai con nessuno che conosco poco o nulla. Invece, con quasi tutti quelli con cui ho un buon rapporto mi dilungo, fin troppo spesso, in assurdi monologhi che in tanti hanno maledetto. Quindi non prendetevela male chi, in un modo o nell’altro ho fatto finta di non conoscere e non ci ho parlato. Scusate, son fatto così. Ho una scusa, però, infatti il giorno prima del barcamp sono andato ad una festicciola con gli amici (e ho fatto i miei soliti monologhi) e abbiamo tirato fino a mattina senza dormire, quindi niente sonno per due giorni. Mi sono perfino appisolato durante una conferenza, la più interessante tra l’altro, quella di Quintarelli. Vero Feba? (È lei che mi ha sgamato)
Beh, grazie e scusate. Quale dei due, tra grazie e scusate, lo dovete scegliere voi. Io non ce la farei a destinarli di preciso a qualcuno.
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Avevo detto che mi erano venute in mente degli spunti durante la settimana a rimini, così è stato. L’altro giorno, proprio mentre mi facevo la doccia, mi son ritrovato a pensare ai blog. È stato strano, perché era da quattro giorni che non mi veniva in mente alcunché nell’ambito internet-blog-twitter. Poi mi è arrivato un messaggio al cellulare e li la folgorazione.
So che probabilmente la questione è stata già posta più volte, è molto probabile, però mi piacerebbe riprenderla. Ci sono stati, ai tempi di quando uscirono i primi cellulari, degli avventurieri che li comprarono. Tutti erano scettici sul loro uso e questi venivano derisi. Sappiamo tutti com’è finita.
Nonostante lo standard del cellulare sia sempre lo stesso, ci sono tantissimi usi che possiamo farne, c’è chi fa chiamate lavorative, chi invece lo usa come MP3, chi passa giornate a scambiarsi SMS, insomma ce ne sono per tutti i gusti. Ed ora che i blog si stanno evolvendo, parlo di Tumblr, Fotoblog, Live Spaces, MySpace e quant’altro, non vi sembra che stia succedendo praticamente la stessa cosa dei cellulari? Ci sono usi disparati per i blog, ma sempre più persone stanno imparando a leggerli ed usarli. Qualunque sia il loro motivo, un’occasione di contatto con questi strumenti c’è sempre. È inevitabile.
A me pare, quindi, che un giorno la maggior parte delle persone userà un blog per esprimersi. Non voglio avere la presunzione di dire che tutti parleranno di problemi del mondo o di massimi sistemi, ognuno userà questi strumenti per il fine che a lui è più comodo. Probabilmente, il blog come lo conosciamo oggi non esisterà nemmeno più. Come del resto i primi cellulari oggi sono solo un bel ricordo.
Dico bene?
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Su certe questioni, a volte, è meglio non esprimersi, o forse, è meglio lasciar correre. Certo che trovo assurda la questione che si sta alzando in buona parte della blogosfera, anzi, buona parte di quella blogosfera. Quella che conta. Perché di blogosfere se ne contano tantissime, ma a noi ci frega solo della nostra. (Punto da ricordare)
Dicevo, che c’è gente che s’è un po’ arrabbiata dicendo che è da bischeri, dialetticamente parlando, prendere citazioni, link, come quelli di viral tags. E c’hanno ragione, però si sa che è così, perché continuare a ripeterlo? Mi pare, dal basso del mio intelletto, abbastanza pretenzioso volere decidere per gli altri: non c’è bisogno che si dica che fare post pieni zeppi di link, link farm dicono alcuni, è dannoso, non c’è bisogno che diciate che si perde Pagerank e stima, rispettivamente nei confronti di google e degli altri blogger.
Abbiamo il mezzo, abbiamo i mezzi per seguire il mezzo: abbiamo tutto. Internet è la cosa più bella del mondo, puoi essere nel contempo attore e spettatore della stessa recita. Questo lo dicono in tanti e sono, non potrei essere altrimenti, perfettamente d’accordo. Ecco, mi pare che queste cose chi critica non le abbia ben capite. Perché se vedo un post pieno di link inutili lo salto. Perché se ne vedo un altro salto pure questo. Perché se ne vedo un altro, questa volta salto e cancello pure il feed. Capito? A costo di sembrare un gasato (e perdonatemi il termine) voglio ricordare a tutti che c’è anche il pulsante, su tutti i feedreader, per cancellare la sottoscrizione al feed.
Quindi, considerato che se prima uno poi due poi tre poi quattro lettori cancellano il feed, poi ne seguono altri dieci e ancora, il blogger se ne accorge, perché le statistiche le segue. Così cambia, o perlomeno, o cambia il blogger, o va a finire che non lo legge più nessuno. E i commenti glieli lascia giusto la mamma, per soddisfare le pressanti richieste del figlio. Che così si sente un uomo arrivato. E quello lì è l’ultimo commento che gli lasciano.
Ora, come nei temi delle elementari, mi sforzo e metto la conclusione, così tutto il discorso si capisce meglio: non vedo dov’è il problema dei blogger che si divertono a farsi linkare solo per scalare, armati di picconi, le classifiche, tanto le classifiche si scalano solo con buoni contenuti. Tutto qua. E si perdono solo lettori a fare post così, che non danno nulla di valore aggiunto.
(ora vado a prendere la mola, ché il naso mi sta crescendo troppo, forse il discorso dei buoni contenuti non era da farsi)
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