Jun
30

Esser trasparenti

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Ci son giorni che di voglia di scrivere ne hai poca, che sia su un blog, su un diaro o qualche sms, e allora ti metti a osservare il mondo. Navigavo su internet e son capitato su dei siti, di cui ora non ricordo il nome, che fan vedere foto di portatili che hanno come sfondo una foto di quello che c’è dietro a quei portatili, così sembrano schermi trasparenti. Mi son detto, che bello, ora lo faccio pure io.

Inutile dire che non l’ho fatto, perché mi sembrava troppo complicato. Poi, nonostante la pazienza, ho visto che quei portatili non sembravano proprio trasparenti perché c’era sempre qualche particolare che era sfuggito. Mi son detto, io non ce la farei mai allora se non ci son riusciti questi qua, e non l’ho fatto.

Però ho visto. Ho visto che quei portatili hanno tante somiglianze con noi persone, una in particolare, che si cerca di essere trasparenti, in ogni momento. Voglio dire che si cerca sempre di essere al top, di esser bravi belli e simpatici, e per far questo ci si guarda come se fossimo trasparenti. Ci son persone che stanno giornate ad analizzarsi, così, dicono, gli altri ci stanno più insieme. Stanno ore e ore a ripensare a quello che hanno fatto, detto e sentito, e cercano di evitare di rifare le cose sgradevoli, di assumere comportamenti sbagliati. Poi escono e vanno tra la gente e la gente, invece di guardarli, li evita. Perché anche se guardiamo il nostro io, non riusciremo mai a esser perfetti, perché, come per i portatili trasparenti, qualcosa, inevitabilmente ci sfugge. Sappiatelo.

***

Caro lettore, ho da dirti che da domenica a sabato, su questo blog non scriverò più niente, dato che sono in vacanza. Non ti preoccupare se non scrivo, se non twittero e se non compaio mai tra i contatti degli IM, non è che son morto. Guarda, siccome lo so che ci tieni a me, prima di morire un fischio te lo faccio. Anzi, quasi quasi prima di morire scrivo un messaggio su Twitter. Così muoio due punto zero.

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Jun
27

Le caratteristiche che non sono presenti nell’iPhone

Apple       Share This    Trackback

Tutti parlano benevolmente dell’iPhone, appena uscito, ma se questa lista di cose che non ha è vera, il suddetto telefono parte handicappato, a mio parere. Ecco tutte le feature che ci aspettavamo ma invece non ci saranno:

  • Canzoni impostabili come suonerie
  • Giochi
  • Supporto a Flash
  • Instant Messaging
  • MMS
  • Possibilità di riprendere (videocamera)
  • Riconoscimento della voce
  • Streaming stereo tramite bluetooth (A2DP)
  • Jack per le cuffie one-size-fit-all (che funziona con tutto)

E quello che già sapevamo non avere:

  • Supporto al 3G (EV-DO/HSDPA)
  • GPS
  • Tastiera (poco importante)
  • Batteria estraibile
  • Possibilità di aggiungere memorie esterne
  • Collegamento diretto con l’iTunes Music Store

Io questo telefono non lo comprerei, poi fate voi.

[Fonte: gizmodo]

[Ho notato solo ora che anche Manfys ha tradotto questo articolo, un link non glielo toglie nessuno :)]

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Jun
26

Ehy si parla di Tumblr da queste parti!

Tumblr       Share This    Trackback

Ora che il furore è passato, almeno parzialmente, ho un paio di domande da farvi sui Tumblr. Prima però, riepiloghiamo la situazione: i tumblr sono oramai una realtà assestata tra molti blogger (penso non vengano usati dai non-blogger, però smentitemi pure), sono tantissimi quelli che ne hanno aperto uno e praticamente tutti loro aggiornano il proprio spazio costantemente. Perché? Perché esiste un comodo bookmark che si aggiunge alla barra dei segnalibri e permette di far tutto ciò di cui si ha bisogno per Tumblrare con un solo click. Comodo e versatile, quindi.

Detto ciò, passiamo alle domande, ché mi girano in testa già da un po’. Primo, chi legge i Tumblr altrui? Io dico nessuno, o perlomeno una percentuale sicuramente inferiore al 10%. Magari leggete gli appunti di pandemia, phonkemeister, ma sono comunque tutti tumblr di blogstar già affermate. Ad esempio il mio Tumblr conta la bellezza di 0 lettori. Non pensavo così tanti ma è la verita. Forse l’unico esente da tutto questo è .Questo non è un blog. ma lui non conta perché è stato il primo (o tra i primi) a usare bene questo strumento.

Ora che siete caldi, passo alla seconda domanda: ma un Tumblr serve veramente? Risponderete in coro che serve, ma parliamoci chiaro. Un tumblr serve in quei cinque secondi in cui sei folgorato da una frase, un video o un’immagine. Poi finisce tutto li. Avete mai provato, tanto per dire, a ricercare un qualcosa su un Tumblr? È praticamente impossibile trovare ciò che si vuole. Quindi un Tumblr è praticamente un buco nero vestito con abiti eleganti, secondo me.

Io ho dato le mie risposte, ora sta a voi. Fatevi sentire.

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Jun
25

Quali servizi 2.0 utilizzo? (catena)

Web 2.0       Share This    Trackback

Prima di tutto: quello che mi ha passato Sid non è un meme, ma una catena.

Comunque, mi si chiede di elencare i servizi 2.0 che utilizzo, eccoli qua:

  • Comunicare: MSN, Google Talk, Skype, (IRC ma non è 2.0), Twitter
  • Ricerca: Google, Blogbabel
  • Rss Reader: Google Reader
  • Bookmark: Del.icio.us
  • Statistiche: Google Analytics, Feedburner, LLOOGG, Reinvigorate
  • Immagini e Video: Flickr, Youtube
  • Musica: Last.fm
  • Blog: Wordpress, MyBlogLog, Tumblr
  • Cataloghi: aNobii
  • Eventi: Dopplr

E come ogni buona catena va passata, quindi sentiamo: Ninna till the end, Ivan_mez, Kromeboy, Sbontolo, Corpos Mentis, Pippawilson.

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Jun
22

Una storiella per finire la giornata

Filosofia       Share This    Trackback

C’era una volta un ometto, uno di quelli che a vederlo non gli daresti neppure una lira, infatti io non gliela avrei data, c’era un ometto che si divertiva, diceva lui, a non pensare. Questo ometto qua, si divertiva a girare per il paese, senza fare niente e sembrava che il suo sguardo, assorto, fosse perennemente puntato nel vuoto. Solo che gli occhi gli giravano, anche lui girava ma gli occhi giravano ugualmente, non si fermavano mai. Era così perso nel vuoto che non gli avresti dato neppure una lira.
Ad un certo punto, presi dalla curiosità, i popolani che vedevano quest’ometto tutti i giorni girare, si decisero a chiedere spiegazioni, un argomento in più per le nostre pettegole, dicevano gli uomini, anche se agli uomini metteva paura. Erano così presi dal voler capire qualcosa di più su quell’ometto che nessuno aveva la benché minima voglia di parlarci, forse per la paura o forse per qualcos’altro, si pensava.
C’era, in un angolino, un ragazzo, che era noto ai popolani per la sua stranezza, le pettegole dicevano che era figlio dell’ometto anche se nessuno sapeva in realtà da chi era venuto fuori. Questo ragazzo, si alzò in piedi e disse: “Io non ho paura”. Stupiti, gli uomini, dopo qualche attimo e qualche occhiata si misero a ridere. “Di che non hai paura?” chiesero al ragazzo incautamente e lui, come se le risate non l’avessero nemmeno riguardato, replico: “Io non ho paura”. Lo presero per pazzo e le voci su di lui che fosse il figlio dell’ometto si fecero sempre più convenienti, tanto che uno se ne uscì, non l’avesse mai fatto, sghignazzando delle parole: “Te, m’è giunta voce che per il tuo comportamento ti chiamano tutti come se tu fossi il figliolo dell’ometto, io son d’accordo, però non si può essere mai sicuri delle cose finché non se ne ha la certezza assoluta, comunque, perché non ci vai te a parlare con l’ometto, tanto te non hai paura. Dico bene?” Non l’avesse mai fatto. Il ragazzo se ne uscì dalla sala, accennando un sorriso, diretto verso la casa dell’ometto, quello tutto strano.
Apparve di soppiatto l’uscio e un ometto, l’ometto, ancora prima che il ragazzo potesse bussare, gli aprì. I due si guardarono, gli occhi parevano occhi di due che si conoscono già da un pezzo e il ragazzo entrò.
Quando tornò al villaggio, il ragazzo fu accolto da stupore, unito ad un poco di terrore, come era normale aspettarsi. Non era da tutti infatti avere il coraggio di parlare con l’ometto, ammesso che ci avesse parlato. I popolani più, la crema, per intenderci, quelli che facevano gli snob e comandavano pure, provarono a parlare col ragazzo, ma dopo qualche momento di indecisione cominciarono a sbeffeggiarlo. Il ragazzo non parlava più. Disse solo delle cose che non tutti riuscirono a capire, ma più o meno era queste: “Bisogna darsi da fare, per potersi dire vivi. Solo allora capirete il perché del mio comportamento, perché non parlo.” Sembrava un rebus. Sembrava che il ragazzo, accortosi di quanto erano faciloni i popolani, volesse divertirsi prendendoli, senza tanti fronzoli, in giro.
Così, all’inizio le parole del ragazzo non destarono niente nelle menti dei popolani, ma poco a poco essi cominciarono a pensarci su e chi scrivendo, chi disegnando, chi componendo, seguirono il consiglio, se così si può chiamare, del ragazzo. C’erano anche i facoltosi, che stavano tutto il giorno a disegnare e a scrivere e a comporre su quel che disegnavano e scrivevano.
Passavano i giorni, le settimane, i mesi, i giorni e anche qualche anno.
Stancati, considerato che facevano tanto e non gli tornava indietro niente, i popolani smisero di fare. Smisero di scrivere. Smisero di disegnare. Smisero di comporre. Anche i più facoltosi, quelli che disegnavano scrivevano e componevano su quel che disegnavano e scrivevano smisero di far tutto. Presi dall’angoscia, alcuni cominciarono a piangere, altri si disperavano, i più forti trattenevano le lacrime, ma tutti, in fondo, soffrivano. Soffrivano perché non avevano concluso nulla, mentre il ragazzo come l’ometto era strano, ma felice. Loro, erano normali, ma tristi.
D’un tratto, uno smise di arrovellarsi il cervello, smise di pensare si può dire. Qualche attimo, si guardò intorno, rivide il ragazzo e l’ometto e si uni a loro, che aveva capito perché eran così felici, e l’aveva capito senza pensare, senza scrivere disegnare comporre o altro. Gli era venuto in mente, così, senza fare nulla. Ma gli era venuto in mente, era quello l’importante.

***

Questa storiella l’ho scritta io, mi piace, anche se temo che non tutti la possano capire. O perlomeno, solo in pochi la capiranno come voglio che sia capita e magari non sono nemmeno tra i più intelligenti tra quelli che l’han letta.  Quindi, se non ti è piaciuta, o non ti ha dato nulla, non ti crucciare, offendimi pure ma non chiedermi di spiegartela: il linguaggio è un mezzo complesso, ma non completo. E non mi permetterebbe di spiegarti questa storia. Un consiglio, però, te lo posso dare. Dopo aver letto la storia, prendi una sedia e mettiti in un posto tranquillo, non occorre che ci sia il silenzio assoluto ma nessuno deve chiamarti. Libera la mente, fissati su qualcosa e lasciati andare. Stacci un po’ e vedi se in quei momenti la storia la capisci. Se non la capisci, fa niente, torna in casa, rimetti la sedia a posto e goditi la tua vita. Si vive anche senza capire questa storia, perdinci.

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Jun
22

Storie di Haiku

Poesie       Share This    Trackback

Haiku? Facili

ma a volte non han senso

frigorifero.

(NB: si usano le regole serie e ’ma’ e ’a' contano sillaba unica)

Se non sai cosa sia un haiku, corri a leggere la pagina dedicata di Wikipedia.

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Jun
19

Acting my age

Filosofia       Share This    Trackback

Forse è giunta l’ora di tornare a fare quello che tutti gli adolescenti fanno. Mandare sms, giocare alla Playstation e guardare la tv. Che sia chiaro, già faccio tutto questo, ma certe volte sono un po’ schifato dalla grandissima superficialità con cui viene fatto. Con cui tutti i ragazzi vivono, giorno per giorno.Tante volte, provo a guardarmi dal di fuori. Non è facile, ma ci provo. Così vedo un ragazzo, dotato di un’intelligenza nella media, che si diverte a fare il grande. O perlomeno, ci prova, ma poi il divertimento sa tanto di illusione. Un ragazzo che si fa in quattro per essere approvato dal resto del mondo, ma che poi è solo. Tremendamente solo.

Poi, non è che sia un automa geek. Esco anche io, tutte le sere e gran parte dei pomeriggi, vado a giocare tornei di calcetto e sto con delle ragazze (una alla volta, eh, mai stato un playboy). Però tutto questo non mi soddisfa. Come dico sempre io, è come la pasta senza sale. Sciocca e per questo senza dignità.

Succube di un mondo in cui regna l’invidia. Ma il bello è che c’è una parte di questo mondo, quella in cui regna l’intellettualismo, in cui si pensa di essere migliori solo perché ci si è dentro. Cazzate. Non siete né meglio né peggio del resto delle persone, avete solo uno strumento potentissimo, che vi fa sembrare tremendamente più intelligenti. Parlo di voi, blogger.

Così, mi guardo dal di fuori, rientro in me stesso per riflettere e mi riguardo dal di fuori, ancora una volta, tanto per vedere se quello su cui ho riflettuto è veramente così. Ma non è mai così. Allora rientro in me e me ne faccio una ragione, bisognerebbe saper riflettere dal di fuori. Io, però, non ne sono capace. Mi dispiace.

Scusatemi, ma devo andare ad aggiornare Twitter dicendo che sto uscendo con gli amici, così prendo due piccioni con una sola (e misera) fava. Arrivederci.

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Jun
15

Della stupidità delle interfacce

Hi-tech       Share This    Trackback

A volte, non tante come vorrei ma abbastanza, mi capita di pensare. Non è che pensi a cose grandiose, non vedo soluzioni alla povertà nel mondo, nè scoprirò mai il modo per fermare il riscaldamento globale. Però mi capita, e quelle volte penso.

Ero da una vecchia signora, di quelle che ti fan le feste così tanto che devi dirgli di smetterla, di quelle che ti trattano veramente come se fossi loro figlio, che tra l’altro ce ne sono più poche, però questa signora mi aveva chiamato perché aveva bisogno di un aiuto, non riusciva a fare delle cartelle e dei file, su Windows. Io mi son messo li, con calma, e l’ho aiutata. Spiegavo e spiegavo, ma ad un certo punto m’ha colto la folgorazione: ma le interfacce dei programmi (e dei sistemi operativi in generale), ma per chi l’han fatte?

Sembra un discorso stupido, di quelli che faccio sempre io, ma non è. Per niente. Queste domande mi son venute mentre guardavo questa signora che si destreggiava tra le varie cose dei computer, la X per chiudere i programmi, tanto per fare un esempio. Ora, non per fare sempre il polemico -che ci son nato io, polemico- ma illuminatemi, spiegatemi grazie a cosa una persona dovrebbe collegare una x, messa tra l’altro in cima a destra e non alla fine, con l’atto con cui si chiude un programma.

Facciamo un altro esempio: la barra di scorrimento, quella che serve a legger tutte le pagine su internet o a scorrere i vari documenti. Ecco, quella, che senso ha? Nota bene, noi geek (ma anche chiunque abbia un minimo di dimestichezza coi pc), ci vien naturale pensare che quella serve a scorrere, ma uno che non ci capisce un tubo, ma che gli signifca un rettangolino grigio a destra dello schermo? Niente, non provare a contraddirmi, perché la risposta è una, niente.

Un po’ di carne al fuoco l’ho messa, ora sta a te dire le cose. Scusa ma mi vado a fare un drink.

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Jun
15

Questioni di vita

Altro       Share This    Trackback

Lezione del giorno: non aspettarti mai niente, da nessuno.

Non ho storie da raccontarvi per rendervi la cosa più plausibile, dovete credermi sulla parola, il mio è un consiglio spassionato.

(ah, non è pessimismo, tutt’altro)

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Jun
13

Problemi col template

Yaab       Share This    Trackback

Caro lettore, esperto e geek che non sei altro, questa volta mi devi dire le cose te invece che io.

Ho un problema: questo tema è molto carino il tema incriminato si trova qua, ora ne ho messo uno temporaneo, ma fa le bizze coi commenti, infatti a ogni post ripropone sempre gli stessi invece di mostrare quelli che dovrebbe fare. Non so se mi sono spiegato, al limite sono qua per delucidazioni.

Puoi aiutarmi? Te ne sarei infinitamente grato. (e anche il mio blogroll lo sarebbe) :) Per contattarmi guarda la pagina apposita, o mandami una mail a: bauleiATgmailDOTcom

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Jun
13

Che si dice da queste parti: sui link, sulle blogstar e la blogosfera

Blogging       Share This    Trackback

Su certe questioni, a volte, è meglio non esprimersi, o forse, è meglio lasciar correre. Certo che trovo assurda la questione che si sta alzando in buona parte della blogosfera, anzi, buona parte di quella blogosfera. Quella che conta. Perché di blogosfere se ne contano tantissime, ma a noi ci frega solo della nostra. (Punto da ricordare)

Dicevo, che c’è gente che s’è un po’ arrabbiata dicendo che è da bischeri, dialetticamente parlando, prendere citazioni, link, come quelli di viral tags. E c’hanno ragione, però si sa che è così, perché continuare a ripeterlo? Mi pare, dal basso del mio intelletto, abbastanza pretenzioso volere decidere per gli altri: non c’è bisogno che si dica che fare post pieni zeppi di link, link farm dicono alcuni, è dannoso, non c’è bisogno che diciate che si perde Pagerank e stima, rispettivamente nei confronti di google e degli altri blogger.

Abbiamo il mezzo, abbiamo i mezzi per seguire il mezzo: abbiamo tutto. Internet è la cosa più bella del mondo, puoi essere nel contempo attore e spettatore della stessa recita. Questo lo dicono in tanti e sono, non potrei essere altrimenti, perfettamente d’accordo. Ecco, mi pare che queste cose chi critica non le abbia ben capite. Perché se vedo un post pieno di link inutili lo salto. Perché se ne vedo un altro salto pure questo. Perché se ne vedo un altro, questa volta salto e cancello pure il feed. Capito? A costo di sembrare un gasato (e perdonatemi il termine) voglio ricordare a tutti che c’è anche il pulsante, su tutti i feedreader, per cancellare la sottoscrizione al feed.

Quindi, considerato che se prima uno poi due poi tre poi quattro lettori cancellano il feed, poi ne seguono altri dieci e ancora, il blogger se ne accorge, perché le statistiche le segue. Così cambia, o perlomeno, o cambia il blogger, o va a finire che non lo legge più nessuno. E i commenti glieli lascia giusto la mamma, per soddisfare le pressanti richieste del figlio. Che così si sente un uomo arrivato. E quello lì è l’ultimo commento che gli lasciano.

Ora, come nei temi delle elementari, mi sforzo e metto la conclusione, così tutto il discorso si capisce meglio: non vedo dov’è il problema dei blogger che si divertono a farsi linkare solo per scalare, armati di picconi, le classifiche, tanto le classifiche si scalano solo con buoni contenuti. Tutto qua. E si perdono solo lettori a fare post così, che non danno nulla di valore aggiunto.

(ora vado a prendere la mola, ché il naso mi sta crescendo troppo, forse il discorso dei buoni contenuti non era da farsi)

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Jun
12

Di google e grande fratello

Google       Share This    Trackback

Ora, senza mezzi termini, sembra nata una piccola presa di coscienza da parte di alcuni blogger italiani sul caso Google e Grande Fratello, vedi Fucinaweb e Delymyth, ad esempio.

Prendo le parole di fucinaweb:

Google (con la ricerca, Google Reader, Gmail e ora Feedburner) è teoricamente in grado di sapere, perfettamente:

  • dove vivo
  • dove vado in vacanza e dove sono stato
  • quanto tempo passo a navigare in ufficio e quanto a lavorare
  • per chi voto
  • se scarico materiale vietato ai minori o pirata
  • cosa acquisto online e come
  • quanto sono “influente” in internet e quanto successo hanno i siti che gestisco
  • quanto sono bravo “tecnicamente”, quanto ho bisogno di internet per cercare quello che non so
  • se ho amici, dove sono, come li contatto, in che rapporti sono
  • cosa leggo
  • cosa farò domani, la prossima settimana, il prossimo mese

Ora, io per una volta a fare la parte del bastardo mi ci metto e chiedo a questa gente: ma quando hai letto la licenza informativa di gmail (se l’hai letta), quando fai ricerche, quando metti eventi sul calendario, non è che ti è mai balenato in mente che Google non è Dio non fa beneficenza ma è un’azienda che deve guadagnare? E non ti è mai venuto in mente che Google questi dati li usa per ricerche di marketing, per vendere di più e per stilare i profili degli utenti?

Bah… 

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Jun
12

I video che mi fanno compagnia

Web 2.0       Share This    Trackback

L’altro giorno, magicamente, è comparsa una nuova cosuccia, frutto delle menti di HTML.it e che fa, in sostanza, video tematici su ogni argomento possibile immaginabile.

L’altro giorno, con un briciolo di curiosità, mi son messo a guardare alcuni di quei video: ho visto quello su Ubuntu, quello sui motivi per passare al Mac e ieri quello sui motivi per non passare al mac. Ora, prima di tutto c’è da dire che sono ben fatti, nè troppo specifici nè troppo generalisti: fatti bene, l’ho già detto.

Non è di questo che voglio parlare però. È che questi video, che io ho incominciato a guardare l’altro giorno, mi fanno compagnia. Perché c’è, inevitabilmente, qualche momento in cui sono preso dallo sconforto, non posso uscire, ho finito i feed e i twitter sono noiosi. Così mi metto a guardare quei video, con quella signorina che muove affannosamente la testa a destra e a manca, con quell’omaccio serio serio che ti spiega i vantaggi del software libero, come ho già detto, mi fanno compagnia.

Altro che barcamp, questo è il futuro. [n.b. Frase volutamente sarcastica]

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Jun
10

Viral tags

Internet       Share This    Trackback

Questi giochini non li capirò mai. Si vede che sono troppo 1.0 

Ho tolto tutto, sperando di non incappare più in questi stupidi giochetti. Must mi ha aperto gli occhi. Grazie.

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Jun
08

Contro le Crocs, contro le pecore, contro il sistema

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 [Oggi mi sento punk]

Ora Dema, blogger esperto del celopiùlunghismo ;) , s’è messo a fare regali. Regali abominevoli, su questo siamo sicuri, ma son sempre regali. Dema nel suo ultimo post ha messo un video, piuttosto sarcastico e simpatico, nel quale senza tanti fronzoli attacca un po’ il sistema di link che si creano tra le blogstar e lo penetra, sempre con lo stesso metodo: te mi dai un link e io ti do qualcos’altro.

Che abbia puntato al cuore della blogosfera è sicuro, dato che distribuisce ai quattro venti zoccoli di gomma del tutto simili alle Crocs, quindi calzature in.

Perché tanti dicono che i bloggher sono intelligenti, più delle altre persone, ma poi si ricade sulla stessa cagata, sempre la medesima: la moda. La moda dei pecoroni, perché chiariamoci bene, se un paio di scarpe le portano Gaspar e il Beggi saranno simpatiche, ma non per questo diventano belle. Parliamoci chiaro. Fanno cagare.

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