Aug
29

Il computer ti riporta il bastone, per gioco

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C’è chi, circa a mezzogiorno e mezzo, capita su questo blog chiedendo a google:

quando accendo il computer fischio

Beh, se questo visitatore ricapitasse qua, magari anche per sbaglio, mi piacerebbe sapere se il bastone gliel’ha riportato, il computer.

E per tutti gli altri, se credete che il certificato per la mia insanità mentale sia prossimo all’esser rilasciato, non fate caso a questo post. Ho letto la query, ho pensato a questa stupida battuta e ci ho riso mezz’ora. Mezz’ora, dico, proprio 30 lunghi minuti. Quindi mi sentivo in dovere di scriverla nero su biano, vah.

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Aug
29

Help2.0, peggio della corazzata potemkin

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Ho bisogno di qualcuno sano di mente. Ho detto sano di mente, quindi se non hai avuto dubbi sulla tua sanità non continuare a leggere.

Ora dovrei aver scremato abbastanza i lettori, speriamo. Ecco, ho bisogno di un favore, c’è qualcuno che mi può spiegare cos’è questa cagata dell’help2.0? E perché tutti linkano un blog che mai avevo sentito nominare? E perché, soprattutto, lo linkano?

Cioè (bello iniziare una frase con cioè), qua o ho perso qualche puntata io o sono usciti tutti di senno.

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Aug
28

Ricordi nelle fotografie, ricordi nei post

L’avrò già detto, forse più volte, che a me, guardare le vecchie foto, da un senso terribile di ansia. Ho saputo riconoscere nella mia ansia, una piccola variazione rispetto a ciò che si prova normalmente, si dovrebbe provare. Perché a me, del riguardare vecchie foto, non è che mi urti il pensiero dei momenti passati -e andati, soprattutto-, ma succede tutt’altra cosa; io quei momenti mi danno ansia al fantasticare di riviverli, nuovamente, nello stesso identico modo. Che siano piacevoli, o deprimenti poco conta alla fine.

Sarà per questo, a col senno di poi, che sono sempre stato restio a farmi fotografare. Non che non apprezzi l’arte, né che io non capisca quanto può valere quell’istante messo su carta, è sempre stato difficile per dilettanti e professionisti, cogliere un’espressione sul mio viso che potesse trasmettere ad una sola occhiata più cose di quante se ne possano raccontare in un giorno intero.

Il mio subconscio, magari, non ha retto la mia opposizione; mi ha portato in poco tempo ad avere due sensazioni contrastanti e contrapposte, cosicché abbia aperto un blog, perché questo, è un metodo di fotografia, l’opportunità di cogliere la foga del momento e raccontarla.

La mia mente ha deciso di adoperare la strategia del Divide et Impera. Pur facendomi soffrire, sta riuscendo nel suo compito.

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Aug
27

Se dovessi scegliere, il tumblr.

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Ci sono blogger che hanno scritto un libro. Altri, perfino, hanno scritto un libro sul blog, portando sulla carta stampata quei pochi bit scritti, in precedenza, e pubblicati su un anonimo dominio *.blogspot.com.

Da tempo, a mio avviso, il modo in cui si usa un blog è cambiato, non radicalmente questo è certo, ma una sottile differenza si intravede: tutto ciò che occupa meno di una riga, se il blogger in questione ne è dotato, viene trasferito dal blog al tumblr. Succede così che, sempre più spesso, scompaiono gli articoli che per scriverli su un quaderno ti sarebbe bastato l’inchiostro che rimane appiccicato al tappo delle Bic, quelle cancellabili. E magari, con un piccolo sforzo di parsimonia, ti sarebbe pure avanzato, così ci scrivevi anche un secondo post.

Non che il tumblr io lo disprezzi, tutt’altro. Dato che non riesco a esprimere ciò che veramente penso, o perlomeno non lo descrivo alla perfezione, e altri molte volte lo fanno (seppur inconsciamente) anche meglio di quanto io stesso potrei esserne capace, considero il mio tumblr alla stregua di un mio piccolo diario personale scritto non da me. Però è mio, perché ci metto quel che scelgo io.

Così, mi viene spontaneo da dire, che io finalmente un motivo per tenere un tumblr l’ho trovato, me ne compiaccio, il tumblr serve infatti esclusivamente a esser poi ripubblicato in un libro. Perché se mai mi decidessi a scrivere un libro, dove posso scegliere di copiare o l’intero contenuto del blog o l’intero contenuto di Hurley, a me, verrebbe spontaneo indirizzarmi sulla seconda alternativa.

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Aug
26

Riguardo le entrate fiscali e la tassazione

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Boom delle entrate fiscali.  Prodi ha ringraziato per “la fiducia” ed “il senso di responsabilità”. Non sapevamo che la sensazione di essere strangolati, e la paura di venire beccati, adesso si chiamassero così.

[Tratto dal Corriere, di Beppe Severgnini]

 

PS: finalmente, sono tornato. 

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Aug
19

Saldi

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Vi ricordate di twitter-blog? È stata una bella idea, aprire un blog interamente dedicato a twitter. C’ho scritto sopra, “oh, visitatore, guarda che questo è nientemeno che il primo blog italiano su twitter”. Tempo tre giorni, ne ho scoperti altri due. Che recitavano la stessa frase, in home.

Ora, a me non è che piaccia granché lasciare a metà le cose, che poi lo faccia quotidianamente è un altro discorso, potremmo dire allora che il mio mondo ideale sarebbe senza cose lasciate a metà. Ci sono certe cose, però, avendo altre priorità, ti sfuggono. E se te le ricordi imbrogli te stesso fingendo di fartele sfuggire. Per me twitter-blog è stato così.

Ed eccoci arrivati a ciò che candidamente mi frulla per la testa, io al primo che mi promette di tenersene cura, di lavargli i denti e sculacciarlo un po’ (il necessario, eh) twitter-blog glielo regalo. Nome di dominio, hosting, tutto l’ambaradan di Wordpress, i post, i commenti, il posizionamento. Tutto, con l’unica causale del 5%. Il 5 per cento starebbe a significare che mi ritengo possessore del 5% di tutto. Voglio dire, se un giorno il database vi fa dannare, io sono pronto e vi dico il cinque per cento delle bestemmie necessarie a farlo ripartire. Oppure, se un giorno vi faranno causa, vi pago anche il 5 per cento dei debiti. Che poi dobbiate stare accorti quando rientrate a casa, beh, quello è un altro discorso.

C’è qualcuno che questo saldo lo accetta?

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Aug
18

Non ho la stoffa

Vedi, a forza di avere falsi idoli ci siamo cotti la testa; io, te e tutti gli altri. Non che certe cose, beh, posso dire dei personaggi, gli obbiettivi che rappresentano, siano un male, tutt’altro. Se cogli il senso, se riesci ad anticipare le mie parole, un però ti viene da dirlo, ci sta bene.

Io non sono uno stuntman, non faccio acrobazie; non sono il calciatore, quello coi soldi, con le donne; non sono mai passato in tv, se non per quel video delle medie e non era grazie a me; non mi piacerebbe fare il dottore: non che salvare vite mi sembri disdicevole, trascurabile, ma sento che c’è qualcosa in me che non mi permetterebbe ciò; ricordo del mio passato, non ero spigliato quantomeno bravo con le ragazze, ero un amico; a pensarci bene non so nemmeno cosa mi sarebbe successo, se avessi veramente fatto un pensierino su quel che ero, magari non sarei qui. Ma di là. Ammesso che, un di là, alla fine, ci sia.

Non avendo mai eccelso, sono sicuro che mai lo farò: non ho la stoffa. Non son fatto per certe cose, coso, però, ecco ora dovresti dire però. Può darsi che quel che faccio non è niente di che, io son poca roba, ma quella roba, io, ce la metto tutta. Mi spremo, guai che vada persa qualcosa, guai.
E quando sono li a mettercela tutta, è quando sono li a mettercela tutta mi sento vivo, come solo io mi sento. Ed ora non ho altro da fare, che fare quello che mi riesce meglio.

Io sono poca roba, ma quella roba è tutta per te.

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Aug
16

La wii la recensisco a modo mio

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Da qualche giorno, oramai, la candida lucetta blu della wii illumina il nostro salotto, quel salotto sopraffatto da vasi, un che di tecnologico ho pensato non ci starebbe male, infatti, eccola la.

Nella foga del momento, in quei brevi attimi di vita trascorsi a fissare le luccicanti esposizioni del mediaworld, c’è scappato pure di afferrare, per poi trascinarlo fino alla cassa, il cofanetto di Mario Party 8. Ora è soprammobile.

Perché vedere mio padre, che da tempo non giocava con una console, da quando finimmo Crash Bandicoot 2 per la play uno, che smanetta e muove furiosamente un candido, come la console, telecomandino, mi giunge tenero. E a me scatta un sorrisino, di quelli che ti vengono solo quando non sai cosa fare, ché sei al confine tra la più sincera approvazione e la disperazione più spinta.

Se mi potessi vedere dall’alto, magari non conoscendomi, riderei, metaforicamente parlando, della situazione che avrei sotto gli occhi. Magari terminate le grasse risate, staccherei il biglietto dalla macchinetta e aspetterei, con la testa tra le spalle, il mio momento per impugnare quella racchetta, anzi, quel telecomando. Il telecomando che voleva diventare una racchetta, potremmo farci un film.

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Aug
13

Mi prendo una vacanza

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Pur non essendo un grande scrittore avete visto che più o meno giornalmente riesco a trovare qualcosa da scrivere su questo benedetto blog. Non l’avessi mai fatto di aprirne uno, son più i problemi che ti da di quelli che ti risolve. Considerato poi che l’unico problema che risolve, non appieno tra l’altro, è quello dell’egocentrismo, beh, siamo alla frutta. Perché uno apre un blog per vedere quanto vale, di solito, come ho fatto io, ma ti accorgi che il blog come strumento di autovalutazione ha capacità pari di quelle di un Vespino nel deserto del Gobi. Senza benzina, eh, chiariamoci.

Tornando in tema, dicevo che il più delle volte, sfortunaccia vostra, riesco a trovare l’ispirazione, casualmente, così scrivo e vi allieto la giornata. Capita, però, che ci sono dei periodacci dove di scrivere proprio non riesci, o meglio, scrivere non sarebbe il problema, il nocciolo è capire cosa scrivere. Le alternative, in quei casi sono due: uno, ben conscio di perdere tutta quella poca reputazione che col sudore del lavoro ti eri costruito racconti della prima minchiata che vedi, due non scrivi. Solo che se non scrivi, dopo un certo lasso di tempo, la gente ti da per disperso. Sempre se hai la fortuna di avere qualcuno che se lo ricordi, di cercare te. La gente ti da per disperso, senti sempre più pressione e inevitabile sei costretto a ritornare sui tuoi passi e ricominciare dal punto uno.

Beh, io ho scelto un’altra strada: dico io, che questo blog non va in ferie, non perché vado chissà dove spaparanzato su un lettino con gentil donzelle che ruotano il ventre attorno a me attonito, ma, invece, perché non avrei il coraggio di proporvi le minchiate che in questo periodo mi vengono in mente.

A meno che non vi interessi sapere quanto ho bevuto ieri sera, eh. (poi mi son ricordato che sono sotto antibiotici da una settimana e per poco non collassavo…).

(ah, ho scordato, quando mi torna l’ispirazione revoco le ferie)

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Aug
09

Bello, ma non ti dovevi sprecare…

Capita sempre più spesso che io non trovi alcun post da tumblrare leggendo il mio aggregatore. Mi prendono crisi, perché così sento che quei feed non hanno realmente valore.

Come quando t’arriva un regalo, da qualcuno a te caro, e lo liquidi con un semplice quanto ipocrita “Bello, ma non ti dovevi sprecare…”

(sto pensando di integrare in qualche modo il mio tumblr in questo template, così questi mini-post li posso metter li e comunque dargli una certa visibilità)

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Aug
08

Io su internet ci vivo, perché internet è la mia vita, perfortuna

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Questo sarebbe stato uno di quei post che vengon linkati moltissimo nella mia immaginazione, ma non l’ho scritto.

Mi sarebbe piaciuto parlare di come, checché se ne dica, il web sta cambiando la vita dei giovani, in meglio, perché si socializza sempre di più; inutile dire quanti ragazzi e ragazze ho conosciuto via MSN e che ora incontro quasi tutte le settimane, parrebbe quasi falso e provocatorio far credere che grazie all’azione combinata di IM e SMS riesco e sto in contatto con le persone a me care praticamente sempre. Ma non l’ho scritto.

Avrei trovato strabiliante il fatto che io, quando mi sento solo, accendo il computer. Ma a me non serve il computer, a me serve socializzare. Così quando le mattine d’estate i lunghi pomeriggi invernali non riesco a trovare niente da fare, non posso uscire, io mi diverto militare tra i nobili cazzeggiatori di twitter. Ma non l’ho scritto.

Alla fin fine avrei scritto un post solo per urlare al mondo che si sbagliava a giudicare un mezzo come internet, avrei detto che per me internet è stata una vera manna dal cielo come per i miei amici. Ma nessuno ci crederebbe, abbiamo stereotipato il concetto di geek appiccicato a chiunque usi un po’ il pc, così internet ci sembra il male. Forse si, internet è il male, perché non c’è momento nel quale io non stia conversando con qualcuno. Eh, si, non ho più un attimo di tempo. E questo è bellissimo

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Aug
07

Visione d’insieme

Ripensavo sul nostro ruolo nella società, o meglio, quel che ne viene fuori del nostro carattere. Voglio dire, interagendo con quel che ci circonda, chi ci circonda, ogni giorno diamo un’immagine di noi, che può essere più o meno apprezzata. Questo è un dato di fatto. Il mondo si basa sulle immagini che diamo di noi, i bambini direbbero “Carlo è un cattivo”, ma il concetto è tanto semplice quanto importante.  Ora, ci son persone che danno un’attenzione particolare all’immagine che restituiscono agli altri, quasi come una malattia curano ogni aspetto. C’è chi lo fa di più e chi di meno, però siamo inevitabilmente costretti tutti quanti a prestare attenzione a certe cose, dettagli.

Il problema, si pone, quando non andiamo bene per la società. Siamo il “cattivo” di cui parlava il bambino di prima, siamo lo stronzo e sbruffone che non piace a nessuno. Magari non vorremmo esserlo, ma lo siamo. Vorremmo anche cambiare, ma non sappiamo da dove cominciare.

È un po’ come guardarsi allo specchio, puoi vedere una sola parte di te alla volta. E anche se guardi tutte e due le parti separatamente, mai ti verrà un’immagine d’insieme simile alla realtà. Ci dovrebbe aiutare qualcuno, ma nessuno lo fa. Perché nessuno ha il coraggio di dire quel che pensa veramente di te. Se solo te lo dicessero, sarebbe come avere più specchi attorno a te che ti danno quella visione d’insieme che ti è tanto mancata.

Non è così, la nostra società ha deciso che non deve essere così. Evviva i tabù.

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Aug
04

Depressione

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Quando c’è qualcuno che ti segue, commenta quasi tutti i tuoi post e ad un certo punto in cui stai male ti scrive qualcosa di positivo, non è una sensazione bellissima?

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Aug
01

Cosa resta della fantasia

Ci sono momenti che proprio di lavorare non ne hai voglia e ti rintani in un angolino, magari non ti muovi neppure, non è questo l’importante, il fatto è che cascasse il mondo di quello che ti succede attorno te ne importa meno di quanti pezzetti di carta igienica usa paolo bonolis quando sta male. C’è da dire che ad alcuni potrebbe interessare, la metafora andrebbe cambiata, ma faccio finta di niente, fischietto e continuo a raccontare.

Sta di fatto però che una volta isolato dal mondo esterno voli con la fantasia. E la fantasia, non essendo reale, vale quanto una banconota da cinquanta centesimi. Ti diverte, certo, ma bisogna sempre ricordare che non è reale. Anche se, alla fin fine, tutti noi vorremmo che le nostre fantasie fossero più reali. Ma a quel punto non si chiamerebbero più fantasie, così è meglio farle rimanere una sensazione, seppur bella e piacevole che sia.

Succede però che nella fantasia ti porti elementi del mondo reale, si potrebbe dire un push ma non tutti lo capirebbero, diciamo che comunque quello che ti succede influenza tantissimo queste fantasie. La fantasia, il suo mondo, è una sorta di meta-mondo: comprende particolari, elementi per riutilizzare il termine, di due diversi mondi, quello reale e quello della pura immaginazione. Spero di non essere stato troppo criptico, se è così chiedetemi delucidazioni nei commenti.

Ora, la fantasia è un meta-mondo. Una volta finito di fantasticare, si torna tranquilli tranquilli alla vita di tutti i giorni, si fa quel che si è sempre fatto, senza ripercussioni. A volte, però, può accadere che dalla fantasia rimanga qualcosa. Un sorriso, magari, appena accennato, oppure una convinzione. Fatto sta che quella fantasia ti ha cambiato. Pur non essendo niente di reale.

Ecco, tutto qua, volevo far notare questa cosetta, nient’altro. :)

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