Sep
14

Evangelisti che stan sul cazzo. Io mi sto, e me ne vanto.

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In questa crisi mistica che sto passando, più comunemente chiamata adolescenza, mi ritrovo a dover fare troppe cose. Troppe cose, la maggior parte delle quali inutili (qualcuno ha detto scuola? tranne matematica, storia, filosofia e un po’ fisica sarebbe da buttare) e che mi portano via del tempo che, neanche a dirlo, sarebbe speso più proficuamente solo stando sopra il cesso a meditare della fame del mondo. Perché la fame del mondo, o si stravolge completamente il nostro sistema economico, o non scomparirà mai. Quindi è futile pensare a dei rimedi.

Dandoci a bestia di serendipity (si scrive così?), ha fatto capolino questo post, che mi ha -per un breve attimo- provocato quella strana sensazione che ti porta inevitabilmente ad aprire gli occhi in maniera del tutto innaturale. Dice che gli stanno sul cazzo i blogger che scrivon sul loro spazio come se dovessero inventarsi un nuovo vangelo. Son d’accordo.

Io scrivo così, io sto scrivendo un vangelo in queste pagine. Ci mancherebbe, se così non fosse probabilmente non aprirei nemmeno l’editor per spiccicare  qualche riga.

Io mi sto sul cazzo.

L’unica cosa che non mi sta sul cazzo è Hurley, di me.

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Jun
13

Che si dice da queste parti: sui link, sulle blogstar e la blogosfera

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Su certe questioni, a volte, è meglio non esprimersi, o forse, è meglio lasciar correre. Certo che trovo assurda la questione che si sta alzando in buona parte della blogosfera, anzi, buona parte di quella blogosfera. Quella che conta. Perché di blogosfere se ne contano tantissime, ma a noi ci frega solo della nostra. (Punto da ricordare)

Dicevo, che c’è gente che s’è un po’ arrabbiata dicendo che è da bischeri, dialetticamente parlando, prendere citazioni, link, come quelli di viral tags. E c’hanno ragione, però si sa che è così, perché continuare a ripeterlo? Mi pare, dal basso del mio intelletto, abbastanza pretenzioso volere decidere per gli altri: non c’è bisogno che si dica che fare post pieni zeppi di link, link farm dicono alcuni, è dannoso, non c’è bisogno che diciate che si perde Pagerank e stima, rispettivamente nei confronti di google e degli altri blogger.

Abbiamo il mezzo, abbiamo i mezzi per seguire il mezzo: abbiamo tutto. Internet è la cosa più bella del mondo, puoi essere nel contempo attore e spettatore della stessa recita. Questo lo dicono in tanti e sono, non potrei essere altrimenti, perfettamente d’accordo. Ecco, mi pare che queste cose chi critica non le abbia ben capite. Perché se vedo un post pieno di link inutili lo salto. Perché se ne vedo un altro salto pure questo. Perché se ne vedo un altro, questa volta salto e cancello pure il feed. Capito? A costo di sembrare un gasato (e perdonatemi il termine) voglio ricordare a tutti che c’è anche il pulsante, su tutti i feedreader, per cancellare la sottoscrizione al feed.

Quindi, considerato che se prima uno poi due poi tre poi quattro lettori cancellano il feed, poi ne seguono altri dieci e ancora, il blogger se ne accorge, perché le statistiche le segue. Così cambia, o perlomeno, o cambia il blogger, o va a finire che non lo legge più nessuno. E i commenti glieli lascia giusto la mamma, per soddisfare le pressanti richieste del figlio. Che così si sente un uomo arrivato. E quello lì è l’ultimo commento che gli lasciano.

Ora, come nei temi delle elementari, mi sforzo e metto la conclusione, così tutto il discorso si capisce meglio: non vedo dov’è il problema dei blogger che si divertono a farsi linkare solo per scalare, armati di picconi, le classifiche, tanto le classifiche si scalano solo con buoni contenuti. Tutto qua. E si perdono solo lettori a fare post così, che non danno nulla di valore aggiunto.

(ora vado a prendere la mola, ché il naso mi sta crescendo troppo, forse il discorso dei buoni contenuti non era da farsi)

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Jan
03

Le mille voci

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Piccola interruzione alla mia pausa di riposo, tiro giù due cose, molto velocemente.
A dir la verità ho deciso di fermarmi per un po’ solo per mia pigrizia, ma riconosco che non è stata un’idea malsana, infatti anche nel non fare nulla si imparano cose, stranamente.

Nel mio aggregatore ho una marea di feed, intanto sono riuscito a fare una piccola pulizia, poi sto capendo che scrivere di argomenti - più o meno seri - toglie inevitabilmente tempo e concentrazione ad altri che possono passare inosservati.
Piccolo esempio: non ho mai trattato della mappa pur essendoci presente e quindi non ho seguito tutte le varie riflessioni sulla statistica, sulla rappresentanza e sui vari concetti legati ad esse.

Scrivere è stato (massimizzando le cose) come avere un paraocchi, di quello che ho trattato mi sono interessato e mi sono evoluto, di quello di cui non ho trattato sono rimasto al verde. (pessima metafora, lo so ma perdonatemela)
Non ricordo chi ha detto questa frase, ma ascoltare troppe persone è come non ascoltarne nessuna. Vero, ma non su internet. Mi spiego meglio, sono d’accordo in linea di principio con questa frase, ma a seguirla si rischia di perdersi il bello della rete, ovvero le mille voci che la raccontano, le mille riflessioni che ne scaturiscono, i mille commenti che ne fioriscono.
Ora che ho letto tutti i vari pareri sulla “mappa” posso dire la mia, come hanno già detto sono importanti le linee, non i punti. Perché un blogger non fa la rete, due blogger non fanno la rete, tre blogger non fanno la rete, ma la blogosfera si. Rendiamoci conto che pur essendoci degli Hub (che parolone, diciamo dei punti chiave) essi assumono un’ importanza più relativa che reale. Posso dire che secondo me non hanno importanza. La rete la fanno i blogger di confine, i blogger non autorevoli, i blogger che hanno cento pagine viste al giorno. Non le blogstar.

Chiudo queste riflessioni piuttosto confuse con una speranza, un desiderio. Ricordiamoci di quel blogghino visto e subito dimenticato, mettiamolo nell’aggregatore e seguiamolo per un po’. Magari non capirà nulla di come va internet, magari non diventerà una blogstar, ma ci darà un qualcosa in più: un altro punto di vista. È questo il bello della rete, c’è sempre un altro punto di vista. Facciamo questo senza curarci del rischio di diventare anti-conformisti, che poi tanto rischio non è.

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