Jul
10

I blog come i cellulari

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Avevo detto che mi erano venute in mente degli spunti durante la settimana a rimini, così è stato. L’altro giorno, proprio mentre mi facevo la doccia, mi son ritrovato a pensare ai blog. È stato strano, perché era da quattro giorni che non mi veniva in mente alcunché nell’ambito internet-blog-twitter. Poi mi è arrivato un messaggio al cellulare e li la folgorazione.

So che probabilmente la questione è stata già posta più volte, è molto probabile, però mi piacerebbe riprenderla. Ci sono stati, ai tempi di quando uscirono i primi cellulari, degli avventurieri che li comprarono. Tutti erano scettici sul loro uso e questi venivano derisi. Sappiamo tutti com’è finita.

Nonostante lo standard del cellulare sia sempre lo stesso, ci sono tantissimi usi che possiamo farne, c’è chi fa chiamate lavorative, chi invece lo usa come MP3, chi passa giornate a scambiarsi SMS, insomma ce ne sono per tutti i gusti. Ed ora che i blog si stanno evolvendo, parlo di Tumblr, Fotoblog, Live Spaces, MySpace e quant’altro, non vi sembra che stia succedendo praticamente la stessa cosa dei cellulari? Ci sono usi disparati per i blog, ma sempre più persone stanno imparando a leggerli ed usarli. Qualunque sia il loro motivo, un’occasione di contatto con questi strumenti c’è sempre. È inevitabile.

A me pare, quindi, che un giorno la maggior parte delle persone userà un blog per esprimersi. Non voglio avere la presunzione di dire che tutti parleranno di problemi del mondo o di massimi sistemi, ognuno userà questi strumenti per il fine che a lui è più comodo. Probabilmente, il blog come lo conosciamo oggi non esisterà nemmeno più. Come del resto i primi cellulari oggi sono solo un bel ricordo.

Dico bene?

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Jun
04

Quel che sarà di noi (lo scopriremo solo googlando)

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L’altro giorno discorrevo, come faccio sempre, con un mio compagno di classe. S’è parlato di donne, di scuola, del sabato precedente e, trascinati dalla parlantina, di google. Lui non è che sia granché informatizzato, diciamo che non è per niente geek, però piuttosto ingenuamente mi ha posto una domanda, che io sempre ingenuamente non ho saputo dare una risposta.

Si parlava di google, quel piccolo motore di ricerca che qualche persona usa, anche se penso che il 90% delle sue visite provengano dai familiari dei due che l’han fatto, tali Brage e Prin. Ora, lui m’ha chiesto una cosa, come dicevo, piuttosto facile da capire, ma di una difficoltà immane per chi si trova costretto a rispondere, m’ha chiesto di come si può cancellarsi da google.

Uno, non fate i geek e capitemi al primo colpo: lui intende cancellarsi come eliminare il proprio nome, indirizzo, blog e qualsiasivoglia dato che ci appartiene dagli indici (e dalla cache) (e da quei siti che salvan le pagine scomparse) di google, dai risultati di ricerca.

Ora, superficialmente m’è venuto da rispondergli che basta sistemare le varie pagine con degli attributi (nofollow) per evitare l’indicizzazione, ma poi ho pensato agli altri siti, quelli che non sono in tuo possesso. Mettiamo ad esempio che il Corriere parli di te, sei famoso per quei 5 minuti, e poi sparisci. Mettiamo anche che sei famoso perché hai commesso un omicidio. Mettiamo però che ora sei pentito e sei l’uomo più buono della Terra. E lo sei veramente. Dimmi, come fai a farti una nuova reputazione? Nella vita reale è facile, giacché basta fare un po’ di carità, leccare il culo a qualcuno e fare il clerofascita (questo è sarcasmo, prendetelo alla leggera). Ma su internet, come fai? La grande rete è una di quelle cose che non gliene frega nulla di chi sei, cosa fai e perché lo fai, mentre è legata indissolubilmente al concetto che, se una cosa non fa scandalo - in senso lato - è insignificante.

Riepilogando, se ammazzi qualcuno su internet ci vai, ma se regali zitto zitto dei soldi ai barboni no. È questa la logica, pur brutta che sia. Ecco, ora fatevi un’altra domanda: ma se un giorno Google diventerà veramente quel Grande Fratello che si sta annunciando, come ci comporteremo? Voglio dire, che ne sarà della nostra voglia di far sapere al mondo quel che stiamo facendo (twitter), quel che pensiamo (blog) e quel che vediamo (flickr)? Scomparirà forse, e sompariremo anche noi, magari, intesi come singolarità individuali. Potremmo diventare un’unica macchina pensatrice, anzi, un unico burattino, che po tanto pensante non è.

Magari.

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