Jan
22

L’ambiente che ci circonda

Si parla spesso di giustizia, di come attuarla e metterla in pratica, ma soprattutto di come formularla, ovvero come decidere chi sta dalla parte del giusto e chi no.
Su questo - a dir poco - scottante argomento mi sta illuminando un libro di un perfetto sconosciuto, libro che mi ha colpito e si è fatto notare nell’ansiosa attesa della nuova tessera per la biblioteca: “L’uomo artificiale”.
Potrebbe parere un saggio sulla robotica e sulle sue dirette complicazioni, ad un occhio poco attento, ma scritto con un’iniezione di razionalismo ad ogni pagina tratta anche di argomenti un pelino più generali, quali la nascita dell’individuo e la sua formazione. Da non intendersi come mera crescita fisica, ma soprattutto e solo psicologica.
Tralasciando praticamente tutte le altre pagine del libro, non per questo meno importanti ma di cui probabilmente parlerò in futuro, vorrei porre l’attenzione sull’angusto argomento della giustizia e di chi questa giustizia la decide.
Spesso ad attentati terroristici sopraggiungono cori di stupore e di rammarico per quelle povere vittime innocenti, ma presto si manifesta l’ira verso quegli “assassini” e quei distruttori. Sono d’accordo, ma siamo qui e ora confrontiamoci. Nel libro l’autore chiarisce fin da subito che ciò che lui espone - e quindi le sue convinzioni - è solo frutto delle continue influenze esterne che, come una medicina periodica, gli hanno plasmato il carattere e la più intima psicologia, dice quindi con grande talento che se lui stesso fosse nato in un altro posto, con condizioni di vita, familiari e quindi un ambiente totalmente diverso sarebbe stato possibile che tutto ciò in cui ora crede in quel caso credesse il contrario.
In parole più semplici ipotizzando che ci siano due visioni dello stesso argomento, ad esempio la pena di morte, lui ora può credere in una visione, mentre se fosse nato in diverse condizioni sopra citate potrebbe benissimo essere convinto della visione opposta.
Quindi le conclusioni saltano all’occhio velocemente, chi davvero può stabilire una giustizia universale? E anche trovato un personaggio più o meno illustre e/o competente, chi ci dice che ciò che lui pensa sia necessariamente condivisibile? E se qualcuno negasse la sua visione della verità, chi potrebbe stabilire quale sia la migliore?
Vi lascio con queste domande.

Come ultima cosa vorrei fare un ulteriore esempio, per non avere lettori con incomprensioni.
Prendiamo una famiglia cristiana con un figlio, questo ragazzo crescerà con convinzioni strettamente legate al Cristianesimo e quindi sarà contrario all’uccisione, in qualunque forma.
Ipotizziamo però che questo ragazzo cresca in una famiglia satanista, egli verrà istruito alla violenza e lui la considererà giusta a causa delle influenze esterne.

Ora, immaginate di essere cresciuti prima in una e poi nell’altra famiglia e ditemi, è giusto uccidere?

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