Aug
28

Ricordi nelle fotografie, ricordi nei post

L’avrò già detto, forse più volte, che a me, guardare le vecchie foto, da un senso terribile di ansia. Ho saputo riconoscere nella mia ansia, una piccola variazione rispetto a ciò che si prova normalmente, si dovrebbe provare. Perché a me, del riguardare vecchie foto, non è che mi urti il pensiero dei momenti passati -e andati, soprattutto-, ma succede tutt’altra cosa; io quei momenti mi danno ansia al fantasticare di riviverli, nuovamente, nello stesso identico modo. Che siano piacevoli, o deprimenti poco conta alla fine.

Sarà per questo, a col senno di poi, che sono sempre stato restio a farmi fotografare. Non che non apprezzi l’arte, né che io non capisca quanto può valere quell’istante messo su carta, è sempre stato difficile per dilettanti e professionisti, cogliere un’espressione sul mio viso che potesse trasmettere ad una sola occhiata più cose di quante se ne possano raccontare in un giorno intero.

Il mio subconscio, magari, non ha retto la mia opposizione; mi ha portato in poco tempo ad avere due sensazioni contrastanti e contrapposte, cosicché abbia aperto un blog, perché questo, è un metodo di fotografia, l’opportunità di cogliere la foga del momento e raccontarla.

La mia mente ha deciso di adoperare la strategia del Divide et Impera. Pur facendomi soffrire, sta riuscendo nel suo compito.

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Aug
27

Se dovessi scegliere, il tumblr.

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Ci sono blogger che hanno scritto un libro. Altri, perfino, hanno scritto un libro sul blog, portando sulla carta stampata quei pochi bit scritti, in precedenza, e pubblicati su un anonimo dominio *.blogspot.com.

Da tempo, a mio avviso, il modo in cui si usa un blog è cambiato, non radicalmente questo è certo, ma una sottile differenza si intravede: tutto ciò che occupa meno di una riga, se il blogger in questione ne è dotato, viene trasferito dal blog al tumblr. Succede così che, sempre più spesso, scompaiono gli articoli che per scriverli su un quaderno ti sarebbe bastato l’inchiostro che rimane appiccicato al tappo delle Bic, quelle cancellabili. E magari, con un piccolo sforzo di parsimonia, ti sarebbe pure avanzato, così ci scrivevi anche un secondo post.

Non che il tumblr io lo disprezzi, tutt’altro. Dato che non riesco a esprimere ciò che veramente penso, o perlomeno non lo descrivo alla perfezione, e altri molte volte lo fanno (seppur inconsciamente) anche meglio di quanto io stesso potrei esserne capace, considero il mio tumblr alla stregua di un mio piccolo diario personale scritto non da me. Però è mio, perché ci metto quel che scelgo io.

Così, mi viene spontaneo da dire, che io finalmente un motivo per tenere un tumblr l’ho trovato, me ne compiaccio, il tumblr serve infatti esclusivamente a esser poi ripubblicato in un libro. Perché se mai mi decidessi a scrivere un libro, dove posso scegliere di copiare o l’intero contenuto del blog o l’intero contenuto di Hurley, a me, verrebbe spontaneo indirizzarmi sulla seconda alternativa.

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Jul
24

Succede che ti ritrovi a sceglier un titolo per il post ma non ci riesci

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Trovo che la scelta del titolo di un post, tranne quelli tecnici, sia una di quelle cose più difficile che ci possano capitare. Perché te ti metti li, tranquillo a scrivere e ti lasci andare, puoi tirar giù due righe oppure venti, mille, non c’è nessuno che ti limita in questo. Sei fermato solo dalla tua stessa voglia, e checché se ne dica, quando uno si mette a scrivere seriamente e ha qualcosa da dire, di sensato, difficilmente si ferma o ha il mal dello scrittore.  Può succedere che ti facciano male le dita per i troppi tasti digitati, ma mai il contrario, se mai esiste il contrario del mal delle dita.

Ad un certo punto, però, ti dici basta, ora mi rileggo per bene quel che ho scritto e poi lo pubblico. Così c’è chi velocemente da un’occhiata, chi si riguarda per bene ogni sillaba del suo scritto e chi, come me, questa fase la salta. Alla fine, però, tutti si ritrovano a compiere un’azione delicatissima, quasi come toglier il cuore ad una paziente, tutti si ritrovano a dover inventarsi un titolo per ciò che han sputato dalla tastiera. E son dolori. Perché ci puoi metter tutta la buona volontà di questo mondo, ma comunque a qualche lettore quel titolo non piacerà e salterà a piè pari il post, non sapendosi cosa si perde. Poi non è mica facile dare i titoli ai post, ché devi astrarti al punto da concentrare in una riga tutto un pensiero. E per sfortuna di tutti, o quasi tutti, questa è un’arte che riesce a pochi.

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May
15

Per chi scrivi, feed o pageviews?

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Una domanda mi assilla da molto tempo: è meglio scrivere per i lettori tramite feed o per i visitatori “normali”?

Mi è venuto in mente questo quesito quando ho cominciato a pensare come incrementare le visite di un blog, indipendentemente dalla sua tipologia, e nello stesso tempo accumulare lettori del feed. Non è facile dare una risposta, difatti io all’inizio piuttosto ingenuamente ho pensato: in fondo se si aumenta la qualità dei contenuti e ci si espande dalla propria nicchia le statistiche di Feedburner e delle pageviews cominceranno a crescere. Però, questo, non è del tutto vero.

Facciamo un esempio, se io da domani comincio a scrivere un post ogni tre dedicato a delle donne nude, o con particolari keys legate alla sfera sessuale, molto probabilmente visite e visitatori aumenteranno a dismisura, ma il numero di lettori feedburner rimarrà uguale, se non addirittura calerà. Invece pensando alla situazione opposta, se scriverò più articoli prettamente tecnici ci sarà un certo margine di certezza che il contatore dei lettori da feed segnerà un numero molto più alto, invece le pageviews aumenteranno, ma con moderazione.

Quindi, dopo questa piccola digressione, sorge spontaneo chiedersi: su quali lettori è meglio concentrarsi, quelli abituali (feed) o quelli mordi-e-fuggi?

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Apr
30

Da cosa prendi ispirazione per scrivere?

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Sono tante, forse troppe le volte in cui mi succede qualcosa di strano, che non dovrebbe mai succedere ad un blogger serio: perdere l’ispirazione.

Sarà perché io non sono un blogger serio, questo non lo so, ma comunque ci sono giorni in cui avrei voglia di scrivere ventiquattr’ore di fila, e altri che devo proprio sforzarmi per buttare giù qualcosa, spesso rischiando di parlare di argomenti noiosi, o magari trattare buoni temi ma annoiando i lettori, o stufandoli presto.

Così, per arginare questo fenomeno, ho trovato alcune fonti per evitare di rimanere senza ispirazione, infatti quando non so di cosa parlare controllo siti come PopUrls e cerco di trovare articoli interessanti per tradurli e esprimere ciò che provo a riguardo. Sono sicuro che ci sono blogger che si ispirano passeggiando o andando a giro, ma io non sono così romantico e non mi è mai funzionato! :)

Ora, so che se continuo a parlare così perdo tutti i lettori, così passo al dunque: mi piacerebbe sapere come fate voi a trovare l’ispirazione e cosa soprattutto vi fa scattare quel momento magico in cui viene la gran voglia di scrivere…

La domanda è aperta a tutti, però faccio qualche nome, giusto tre: Pseudotecnico, Miketrevis e Delymyth.

PS: giuro, questo è l’ultimo meme che faccio, ma questo argomento mi sta particolarmente a cuore! ;)

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Mar
16

Perché non si deve scrivere un articolo al giorno

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Il titolo è provocativo, ma penso che spieghi bene il concetto che vorrei condividere con voi: secondo me, non si deve mai e poi mai avere l’obbligo di scrivere su di un blog, altrimenti da buoni scrittori si diventa creatori di fuffa. Si fuffa, è la parola più giusta.

Spesso mi capita di leggere buoni blog, scritti da persone competenti che sanno il fatto loro e presentano contenuti interessanti, ma succede anche che queste persone sentano il bisogno di acquisire sempre più popolarità e visitatori e così cominciano a dipendere dal successo e a scrivere - perdonatemi il termine poco etico - di cazzate.

Il futuro di questi pseudo-scrittori (o pseudo-blogger, che dir si voglia) è già prematuramente segnato: scrivendo buone cose si guadagna popolarità, ma se si entra nel pericoloso circolo vizioso di cui ho parlato si può anche smettere di scrivere, tanto una volta fatto il danno non è proprio facile recuperare.

Con questo non vorrei pormi a voi come il moralizzatore, ma consigliarvi di scrivere solo quando davvero ne sentite il bisogno e non per diventare famosi, ascoltatemi perché tutto questo l’ho già sentito sulla mia pelle. E fa male, molto male.

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