Aug
08

Io su internet ci vivo, perché internet è la mia vita, perfortuna

Internet       Share This    Trackback

Questo sarebbe stato uno di quei post che vengon linkati moltissimo nella mia immaginazione, ma non l’ho scritto.

Mi sarebbe piaciuto parlare di come, checché se ne dica, il web sta cambiando la vita dei giovani, in meglio, perché si socializza sempre di più; inutile dire quanti ragazzi e ragazze ho conosciuto via MSN e che ora incontro quasi tutte le settimane, parrebbe quasi falso e provocatorio far credere che grazie all’azione combinata di IM e SMS riesco e sto in contatto con le persone a me care praticamente sempre. Ma non l’ho scritto.

Avrei trovato strabiliante il fatto che io, quando mi sento solo, accendo il computer. Ma a me non serve il computer, a me serve socializzare. Così quando le mattine d’estate i lunghi pomeriggi invernali non riesco a trovare niente da fare, non posso uscire, io mi diverto militare tra i nobili cazzeggiatori di twitter. Ma non l’ho scritto.

Alla fin fine avrei scritto un post solo per urlare al mondo che si sbagliava a giudicare un mezzo come internet, avrei detto che per me internet è stata una vera manna dal cielo come per i miei amici. Ma nessuno ci crederebbe, abbiamo stereotipato il concetto di geek appiccicato a chiunque usi un po’ il pc, così internet ci sembra il male. Forse si, internet è il male, perché non c’è momento nel quale io non stia conversando con qualcuno. Eh, si, non ho più un attimo di tempo. E questo è bellissimo

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Feb
26

Speranze afflitte da carenza d’interesse

Web 2.0       Share This    Trackback

Beh, questa deve essere una buona stagione per me perché scrivo titoli degni del miglior giornale d’Italia!

Sto scherzando ovviamente, ma anche se non potrebbe sembrare la frase “Speranza afflitte da carenza d’interesse” riepiloga bene la situazione di tutto ciò che i markettari amano chiamare Web 2.0 rispetto ai giovani, ovvero coloro che per primi, a rigor di logica, dovrebbero impadronirsi di questi strumenti assai efficaci per giostrare meglio la nostra vita sul web.
Che internet oramai sia una realtà quotidiana per gli adolescenti è un dato di fatto, sento spesso discorsi con tematiche legate alla rete, ma occorre specificare di quale rete si sta parlando, tutti i giorni i miei compagni di scuola si collegano ad internet ma la fonte del mio malumore deriva dal fatto che lo fanno solo per chattare su MSN.
Okay mi direte voi, in fondo è un buon segno che i giovani d’oggi utilizzino strumenti di comunicazione così efficaci, ma non è tutto oro quello che luccica.

Vi racconto un aneddoto che può aiutarvi nella comprensione della questione:
Di recente degli scienziati sono riusciti, dopo alcuni anni di lavoro, ad insegnare ad alcune scimmie a contare fino a cento, un ottimo risultato che non può fare altro che bene alla ricerca e che dimostra - almeno in parte - la straordinaria capacità dei nostri più vicini cugini di utilizzare la mente come noi stessi quotidianamente ne facciamo uso.
Il problema si pone però subito, infatti le scimmie hanno si imparato a contare fino a cento, ma non capiscono che dopo il cento c’è il centouno e dopo questo ancora un altro numero e così via, non riescono ad afferrare in pratica il concetto di infinito, concetto che si è rivelato molto importante per la nostra evoluzione.
Anche un bambino di due-tre anni magari non riesce a contare più di cento, ma si sa per certo che lui - anche inconsciamente - sa che c’è qualcosa più grande della quantità “cento” , qualcosa più grande ancora di quest’ultima e così per X+1 direbbero i matematici, ovvero per un infinito numero di volte.

Il collegamento all’utilizzo delle tecnologie da parte degli adolescenti è rapido, questi ultimi usano MSN e Wikipedia, ma non hanno voglia di scoprire cose nuove, a loro “basta ciò che hanno”.

La situazione è triste, ma forse sto chiedendo troppo. Noi ci scandalizziamo quando un novizio ci chiede a cosa serve l’antivirus ma non ci rendiamo conto che siamo talmente egocentrici da volere ed esigere che gli altri si debbano adattare e debbano utilizzare le nostre tecnologie, mentre magari il falegname non si scandalizzerà quando gli chiederemo per l’ennesima volta come mai taglia in quel modo l’asse di legno.

Che ne pensate? Siete d’accordo con me?

PS: questo post è venuto alla luce grazie all’inspirazione data da Maistrello, devo ringraziarlo per avermi fatto scrivere su un argomento che di recente avevo completamente tralasciato.

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