Cianfrusaglie
Mi viene da star male a pensare che vi ho privato per ben sei giorni di quel piccolo pezzo di vita quotidiana, letteratura magari, che vi ostinate a chiamare post.
Io son qua, stamani m’è parso di dovervi un qualcosa di scritto, a guardare tutto quel vuoto che c’è alla mia destra, alla mia sinistra, in alto e in basso. Ho dovuto menzionare tutte le zone possibili per una strana legge non-scritta che alberga da tempo nella mia testa. Tutto deve essere menzionato, che si voglia o no.
Prendetemi per pazzo, a legger queste righe. Potrei benissimo uscirmene con una di quelle frasi fatte della serie “solo chi è così ostinato e pazzo da pensare di poter cambiare il mondo alla fine lo cambierà” ma non lo farò. Io non sono un tipo da frasi fatte. Non sono nemmeno un tipo fatto. (mi premeva chiarirlo)
Dicevo che stamani avevo deciso che la sera, ora, avrei scritto un post, ma riguardo cosa non ricordo, ah l’età. Comunque, anziché parlare di ciò che volevo stamani, vi dico che ieri ho giocato, ero ad una partita di pallone, e s’è perso. Non che sia una novità, ma s’è perso male, perché il secondo e il terzo goal l’han fatti, rispettivamente, in fuorigioco e di mano. Per chi non ne capisce, questo significa che si perdeva tre a zero mentre il reale risultato dovrebbe essere stato uno, a zero.
La squadra con cui si giocava ci passai tre bellissimi anni, circa cinque anni fa, li conoscevo tutti, tranne per alcune aggiunte di quest’anno. Sono amici miei, e io sono amico loro. In quei novanta minuti, però, per me erano sconosciuti. Se dovevo mollargli un calcio negli stinchi non ci pensavo due volte, loro erano solo la squadra contro cui si giocava. Ad un certo punto, noi stanchi di un arbitraggio folle e di parte, abbiamo cominciato a fare il gioco peso. Eravamo piuttosto incazzati. Uno di loro, amico mio, mi fa: “Però Diego vedi, la colpa è dell’arbitro, mica è nostra, che ti abbiamo fatto di male noi che siete così incazzati con noi?”
Bella domanda, noi ce l’avevamo con l’arbitro, ma ce l’avevamo anche con loro, una sorta di rapporto causa-effetto.
Il problema, è che noi si giocava contro di loro e non contro l’arbitro. E ce l’avevamo con l’arbitro, ma poi anche con loro.
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